Il terremoto che ha colpito il Centro Italia rappresenta una delle più grandi catastrofi naturali avvenute sul territorio italiano negli ultimi trent’anni e le scosse (22.700 fino al 4 Novembre) non accennano a fermarsi.

Dopo il sisma di Agosto sono nate diverse campagne a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto, sia per raccogliere i fondi da destinare alla Protezione Civile e alla ricostruzione, sia per segnalare danni, crolli, richieste di alloggi e beni di prima necessità.

Un aiuto subito

È un’iniziativa promossa da TIM, Corriere della Sera, TG La7 e Starteed per accogliere fondi da destinare alle popolazioni delle zone devastate dal terremoto. Il bilancio delle vittime è pesante e numerosi edifici sono andati distrutti. I fondi serviranno per finanziare iniziative di ricostruzione.
Donate su: https://www.unaiutosubito.org/it/terremotocentroitalia2016

Terremoto Centro Italia

Si tratta di un progetto di hacking civico non profit, nato per aggregare e condividere informazioni preziose e verificate sugli eventi sismici, fornendo contenuti utili a tutti. Sul sito è possibile segnalare o richiedere alloggi disponibili per gli sfollati, risorse da condividere, raccogliere fondi, beni e servizi.
Tutte le info su: http://terremotocentroitalia.info/

Oltre alle iniziative civiche, però, è emerso un mondo di tecnologie, start up e teorie che potrebbero permettere di prevedere con un minimo di anticipo e di accuratezza i terremoti e raccogliere ed analizzare una quantità di dati enorme in breve tempo per studiare al meglio gli eventi sismici.

Esistono numerosi indicatori utili a generare delle statistiche di probabilità delle scosse future: i cosiddetti precursori sismici, ovvero parametri chimici, fisici e geologici che subiscono dei cambiamenti prima di un terremoto. Molti di questi indicatori, tuttavia, richiedono tempi di analisi molto lunghi e tecniche in alcuni casi obsolete. Grazie alle tecnologie oggi a disposizione, però, si possono risolvere alcune di queste criticità con sistemi utilizzati in altri campi, ben lontani dalla sismologia.

Da Shazam a FAST: l’impronta sonora dei terremoti

Oggi i terremoti vengono comparati attraverso un sistema definito Template Matching, un confronto “visuale” delle forme d’onda registrate in un database. Questo sistema richiede, tuttavia, un tempo di matching molto lungo. Qualche anno fa Greg Beroza, professore di geofisica alla Stanford University, ha avuto una geniale intuizione che potrebbe eludere questa criticità cambiando prospettiva sul modo di “leggere” i terremoti, passando cioè da un confronto visuale ad uno “sonoro”. I terremoti, infatti, emettono delle onde sonore, in aggiunta alle sismiche, che possono servire per tracciare il profilo sonoro di un sisma. In che modo? Adattando una tecnologia offerta da una app diffusa in tutto il mondo: Shazam.
L’algoritmo alla base della app, infatti, permette di identificare la canzone che si sta ascoltando confrontandone le onde sonore in tempo reale con altri file nel proprio database. Dal modello di Shazam è nato FAST (Fingerprint And Similarity Thresholding), un algoritmo in grado di isolare un tratto di onda sonora relativa ad un terremoto e confrontarla con tutte le altre presenti in database.
I terremoti che si verificano nell’area di una stessa faglia mostrano un’onda sonora simile: grazie a FAST è così possibile mappare i terremoti e capire quali zone siano maggiormente a rischio e quale intensità ci si potrà aspettare.

Robot, Droni e Realtà Virtuale al fianco dei soccorritori

Il progetto europeo denominato “TRADR” (Long Term Human-Robot Teaming for Robot Assisted Disaster Response) ha lo scopo di sviluppare tecnologie per la cooperazione tra operatori e robot in situazioni di emergenza, anche su missioni multiple o complesse, laddove occorre continuità e resilienza nella risposta.

Grazie a questo progetto è stato possibile utilizzare robot e droni nelle aree del Centro Italia colpite dal terremoto per raggiungere luoghi inaccessibili o danneggiati gravemente e consentire di agire in maniera più consapevole e sicura.

L’Aeronautica Militare dispone oggi di diversi velivoli a pilotaggio remoto: oltre al Predator, gigante utilizzato in missioni militari in Iraq e Afghanistan (15 metri di apertura alare con 20 ore di autonomia di volo), fanno parte del parco droni i più piccoli Raven (1,4 metri di apertura alare, 90 minuti di autonomia di volo) e Bramor (2,3 metri di apertura alare e un’autonomia di volo di circa 3 ore), velivoli ad ala fissa con telecamere elettro ottiche 3D e ad infrarossi, utilizzati anche per prevenire atti di sciacallaggio nelle zone colpite dal sisma.
I droni possono, inoltre, studiare con una precisione prima inimmaginabile le strutture geologiche di un’area: le riprese effettuate vengono assemblate, tramite appositi software, in un modello 3D del terreno navigabile in realtà virtuale per studiare le fratture e le faglie lasciate dai più recenti eventi sismici. Tutti questi dati permettono di migliorare la completezza del catalogo sismico per la valutazione di pericolosità e per il calcolo di un parametro molto importante: lo scuotimento sismico atteso, ossia la valutazione degli scenari di danneggiamento in conseguenza di un nuovo terremoto, fondamentale per dare indicazioni sulle nuove costruzioni da edificare su un determinato suolo.
I vantaggi derivanti dall’uso dei droni sono molteplici: rispetto ai satelliti, essi consentono di esplorare anche le pareti verticali, non osservabili dallo Spazio, permettendo di valutare il rischio di frane, crolli ed eruzioni vulcaniche, senza contare che sono da 10 a 50 volte più economici di aerei ed elicotteri.

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Internet of Things: controllo a distanza delle strutture e alert sismici

Il monitoraggio a distanza delle strutture, grazie ad un sistema di sensori che comunichino in tempo reale le anomalie, è la mission di Sysdev, la start up che offre soluzioni innovative con lo scopo di migliorare il controllo del territorio e la sua resilienza a fronte di eventi catastrofici. Grazie all’Internet of Things i sensori percepiscono ogni movimento e vibrazione delle strutture cui sono applicati e, grazie a trasmettitori a lunga portata, segnalano in tempo reale eventuali anomalie o criticità, garantendo un controllo capillare e costante.
I ricercatori di Berkeley, invece, hanno creato l’app MyShake che monitora l’attività sismica tramite gli accelerometri presenti negli smartphone, i sensori che misurano le variazioni di accelerazione su tre assi subite dal device e consentono, per esempio, di ribaltare lo schermo in orizzontale o verticale. Sulla base delle informazioni ricevute, il laboratorio dell’Università può confermare un terremoto e ricavarne importanti dati di studio.
L’applicazione potrebbe essere combinata con la tecnologia ShakeAlert, un sistema di preallarme dei terremoti che rileva rapidamente le onde sismiche ed invia avvisi ai dispositivi mobili prima dell’arrivo delle onde di superficie.
Sappiamo che un evento sismico genera diversi tipi di onde: le cosiddette onde di corpo o di volume (P ed S) e le onde di superficie (R e L). Le P sono le più veloci ad irradiarsi dall’epicentro, ma sono anche le più deboli, per cui, teoricamente, viaggiando ai sensori vicini, potrebbero generare segnali di allarme per effettuare operazioni di protezione prima dell’arrivo delle onde S, più lente ma più forti, e di quelle di superficie. Per far sì che questo accada, naturalmente, è necessario che ci sia:

  • una rete di sensori adeguata per avere una maggior quantità di dati da analizzare;
  • una zona di elaborazione dati robusta ed efficiente;
  • algoritmi informatici precisi per stimare rapidamente posizione, tempo e mappa dell’evento.

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Esiste poi un altro apparecchio, chiamato Quake Saver: si tratta di un dispositivo da applicare alla porta di casa per evitare che si blocchi in caso di cedimento strutturale durante il terremoto. L’imprenditore Luca Fallaolita l’ha ideato e brevettato dopo il sisma de L’Aquila. Quake Saver può essere integrato ed adattato a tutte le tipologie di porte ed infissi.

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Oggi più che mai si possono trovare soluzioni semplici per aiutare concretamente vittime e soccorritori adattando tecnologie già esistenti e diffuse, bisogna solo investire in questi settori ed agire tempestivamente affinché le zone maggiormente a rischio sismico possano trovare pace e serenità di fronte alla forza imprevedibile della natura.