In diversi Paesi del mondo l’assistenza sanitaria, a cui tutti dovrebbero avere accesso, è un privilegio riservato a pochi. Inoltre, chi necessita di cure o di supporti è spesso costretto ad affrontare costi molto alti, a volte proibitivi, ma con la stampa 3D i prezzi di protesi e trattamenti possono essere abbattuti, garantendo comunque una qualità pari (e a volte superiore) a quella ottenuta con i metodi tradizionali. La ricerca sta facendo degli enormi passi avanti in questo campo e l’applicazione della stampa 3D al settore si sta concretizzando ogni giorno di più grazie alla sperimentazione.

In particolare, oggi parleremo di WASP – World’s Advanced Saving Project: un progetto italiano nato nel 2012 e incentrato sullo sviluppo della stampa 3D che fonda le proprie radici nel mondo dell’Open-source, con l’intento di restituire e mettere in circolazione conoscenze e strumenti. WASP produce stampanti solide e professionali e concentra le sue ricerche anche sui materiali da estrudere, strada che li ha portati ad oggi a realizzare diversi modelli di stampanti in grado di fresare legno, alluminio, ceramica e porcellana, in tempi brevissimi, con consumi energetici minimi e a costi bassissimi.

L’ingegnere e protesista Marco Avaro, direttore del Laboratorio Ortopedico Del Bene Fabio di Trieste e membro dello staff di WASP, ha collaborato a conseguire uno dei successi del gruppo in campo medico, la realizzazione di protesi per due atleti azzurri con un palmares ricco di successi e trofei: Veronica Yoko Plebani (canoista e snowboarder paralimpica che ha perso le falangi di mani e piedi a causa della meningite) e Fabrizio Passetti (surfista che ha perso una gamba in un incidente d’auto).

Nel team di lavoro di WASP figura anche Lelio Leoncini, medico chirurgo specializzato in Medicina Fisica e Riabilitazione, che da dicembre 2014 lavora con una DeltaWASP 40 70 alla sperimentazione di protesi estetiche di arti ed esoscheletri e alla realizzazione di corsetti ortopedici per sviluppare un trattamento economico, comodo e affidabile per chi soffre di scoliosi.

Il trattamento tradizionale della scoliosi consiste nel prelievo di un calco in gesso del corpo del paziente, una soluzione lunga e costosa, oltre che low-tech e non precisa nella misura finale del corsetto. L’approccio di Leoncini, invece, prevede l’ausilio di software di scanner e modellazione 3D per sagomare il corsetto sul corpo del paziente e per prevedere la progressione della malattia ed adottare misure preventive in grado di migliorare la qualità della vita.

Con il suo metodo è, dunque, possibile ridurre drasticamente il costo del trattamento ed aumentarne l’efficacia, rendendo i corsetti non soltanto più comodi, ma soprattutto modificabili successivamente con nuove stampe, operazione impossibile con i gessi tradizionali. Leoncini sta anche lavorando con diversi intrecci del materiale per garantire la migliore combinazione di forza, sostegno e comfort, con l’obiettivo di rendere i tutori indossabili in ogni momento e situazione. Negli ultimi mesi, infatti, ha costruito il Modello Cheneau, un tessuto perforato che ha permesso di produrre un corsetto esoscheletrico che si adatta alle ascelle e regioni pelviche, per fornire sostegno supplementare ai pazienti con vertebre schiacciate, e una linea di supporti da braccio e polso estremamente leggeri e confortevoli che aiutano ad alleviare la pressione sui nervi ed abbattere il principale limite dei gessi, la traspirazione.

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È affascinante vedere come un medico determinato possa realizzare tali progressi radicali con il supporto della tecnologia, non vediamo l’ora di sentire di più sulla sua lotta contro la scoliosi e le condizioni paralizzanti.